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 I segnali positivi di Cina e Brasile Il «termometro» General Electric Riduci

I segnali positivi di Cina e Brasile Il «termometro» General Electric

Da gennaio Il listino di Shanghai è salito del 65% dall' inizio dell' anno, attesa una crescita dell' 8-10% nella seconda parte dell' anno

MILANO - Se c' è un' area che può tirare l' Europa fuori dai guai, per la prima volta da secoli non va cercata nella parte sinistra della cartina. Va cercata a destra, verso l' Asia, e forse anche a sinistra ma in basso, verso il Brasile. In breve tempo, la ricerca di indizi confortanti sull' economia è diventato uno degli sport più popolari anche perché praticarlo in apparenza non è poi così difficile. Non lo è se si prendono proprio quelle aree che in Occidente finiscono sotto la definizione unica di Paesi emergenti. Emergenti ma ingombranti, per il Peterson Institute di Washington: a parità di poteri d' acquisto, cioè tenendo conto dei livelli dei prezzi, gli «emergenti» rappresentano già metà dell' economia mondiale; fra 10-13 anni peseranno per i due terzi e il vecchio G7, il club dei «grandi», sarà una minoranza produttiva oltre che numerica. È da quell' area in espansione che stanno arrivando le notizie migliori di questo orribile 2009, in cui per la Banca mondiale il Pil globale cadrà del 2,9%. Gli esempi non mancano: il principale listino di Shanghai è salito del 65% dall' inizio dell' anno, la fiducia dei manager cinesi è in aumento e, stima Fred Bergsten del Peterson Institute, la Repubblica popolare crescerà dell' 8-10% nella seconda parte dell' anno. Al più tardi entro metà 2010, supererà il Giappone e sarà il primo importatore d' Asia e la seconda più grande economia al mondo. Anche gli elementi concreti mostrano i germogli di ripresa di cui molti parlano. Per restare in Cina, lì le vendite di General Electric sono del 16% più alte di un anno fa. Ma la lista potrebbe continuare altrove, per esempio in Brasile dove Petrobras sta per lanciare un colossale investimento da 167 miliardi di dollari. Parte del finanziamento viene proprio dalla Cina ma l' obiettivo è mettere in produzione un maxi-giacimento di petrolio sotto l' Atlantico al largo del Brasile: il più grande al mondo scoperto in anni recenti. Quanto all' India, una crescita non lontana dal 6% sembra raggiungibile nel 2009. Dopo gli choc del 2008 metà dell' umanità riprende dunque a correre, ma capire se ciò basti a rimettere anche solo a passo di marcia l' Italia e l' Europa è un' altra questione. A prima vista sembrerebbe di sì, a patto che certe spie della fiducia riflettano davvero la speranza di conquistare nuovi mercati. L' Ifo, l' indice delle attese dei manager tedeschi, sta salendo da tre mesi e dati simili emergono altrove in Europa, Usa e Giappone; secondo l' istituto Niesr la Gran Bretagna è addirittura cresciuta (dello 0,1%) a maggio. Ma non è detto che duri, una volta che le imprese avranno ricostituito stock di magazzino vecchi di mesi. Fino al 2007 i due terzi della domanda mondiale erano infatti trainati dai consumatori americani, che ora resteranno paralizzati a lungo dai debiti (il tasso di risparmio è già salito dallo zero al 5%) e dalla disoccupazione in aumento oltre il 10%. Né la Cina, né il Brasile, né l' India possono riempire subito quest' enorme voragine al centro del sistema. A maggior ragione non possono, se continua l' emorragia di posti di lavoro in Occidente che contrae ancor più la domanda. Il simbolo dell' economia globale nel 2008 era il banchiere fallito, quest' anno sarà il disoccupato; prima che diventi un cinese che fa shopping, bisognerà aspettare ancora un po' . Federico Fubini Nella rubrica di Massimo Gaggi a pagina 49 un' analisi sull' impatto della disoccupazione sul tessuto sociale.

Fubini Federico

Pagina
(3 luglio 2009) - Corriere della Sera

FONTE: www.corriere.it


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