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 Il Brasile continua a guardare al futuro Riduci

 

In questa crisi economica che sta coinvolgendo l’intero pianeta, la posizione del Brasile è singolare. Grazie alla concomitanza di vari fattori, gli analisti internazionali prevedono che l’economia del Paese verde-oro non navighi in così pessime acque.

Pamela Cox, responsabile dell’America Latina presso la Banca Mondiale, ha indicato Brasile e Cile come i due Paesi del continente sudamericano che meno subiranno gli effetti della crisi, così come l’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ritiene che il Brasile non sarà soggetto ad una forte decelerazione.

Analizziamo anche noi da vicino, la natura di queste cause che contribuiscono a quello che qualcuno ha già battezzato il "miracolo brasiliano", premettendo che ciò non significa che il Brasile sia immune da un rallentamento dell’economia, ma semplicemente che la sua situazione risulta meno grave rispetto ad altri Paesi.

Una delle cause principali è da ricercare nella buona salute del settore creditizio che risulta il movente numero uno per la stagnazione economica di altri stati. Il cosiddetto piano Proer (Programa de Estimulo à restruturaçao e ao fortalecimento do sistema financeiro nazional), affermatosi negli anni Novanta, ha posto una severa restrizione in merito al settore, conferendo ampi poteri di controllo e gestione al Banco Central. Con l’istituzione del deposito compulsorio, le banche sono costrette a versare presso il Banco Central il 30% dei depositi ricevuti: questa rigidità, unita ad una scarsissima propensione al rischio, ha fatto sì che le banche fossero in forte attivo. In questo senso, la rigidità del sistema brasiliano, pur avendo rallentato molto la corsa del Paese verso incredibili ritmi di crescita (come nel caso di altre economia, soprattutto asiatiche), si è però rivelata estremamente utile in questo periodo di scarsezza della liquidità e di contrazione del credito disponibile. Inoltre tassi d’interesse molto alti, commissioni bancarie eccessive ed elevate imposte sulle operazioni finanziarie hanno sempre reso particolarmente difficile l’accesso al credito, evitando così il cosiddetto “boom immobiliare”.

Quelli che sono sempre sembrati dei limiti del sistema creditizio e finanziario brasiliano, in realtà ora si sono rivelati delle ottime misure di prevenzione.

La forza del mercato interno, che il governo ha supportato grazie a strategie anticrisi quali la riduzione delle imposte al fine di stimolare i consumi (ad esempio nel settore auto) e l’ampia disponibilità di fonti energetiche (la metà delle quali sono fonti rinnovabili) sono sicuramente due validi fattori per credere che il Brasile possa ben sostenere questo momento di crisi mondiale.

Da sottolineare inoltre la stabilità politica del grande Paese sudamericano, ritenuto dagli esperti come uno dei principali punti a suo favore: la consolidata democrazia brasiliana è un presupposto indispensabile alla stabilità economica e allo sviluppo sociale del Paese.

La preparazione politica e non solo economica alla crisi è un fattore estremamente importante, come dimostrato dal grande lavoro diplomatico dell’esecutivo che ha portato alla straordinaria diversificazione del mercato esterno, sia in fatto di prodotti, ma soprattutto in fatto di Paesi importatori. La flessibilità delle esportazioni, fa sì che il Brasile non sia legato ad un unico Paese (come nel caso del Messico con gli Stati Uniti), ma riesca a vendere in tutto il mondo. Oltre a Stati Uniti, Europa e America Latina (verso cui la percentuale di export è rispettivamente del 14%, 24% e 26%), il Brasile destina le proprie esportazioni anche in Cina (9%), Africa (5%) e Medioriente (4%). E’, per esempio, di alcune settimane fa, l’incontro con il vicepresidente cinese Xi Jinping per stabilire accordi sui più vari comparti produttivi, tra cui quello energetico, legate alle fonti rinnovabili, che prevede la cooperazione nella produzione di etanolo.

Rimanendo sempre nel campo delle esportazione, non è da sottovalutare che il Brasile sia il primo esportatore di prodotti alimentari al mondo. Per sua stessa natura, in quanto settore di prima necessità, il settore agricolo è poco esposto agli effetti della scarsità del credito: la sua potenzialità è enorme. E il Brasile risulta il Paese con la maggior frontiera agricola mondiale, pari a oltre trecentocinquanta milioni di terreni arabili (senza effettuare ulteriori disboscamenti in Amazzonia), di cui oggi impiegati a fini agricoli solo settanta milioni.

Da questa breve analisi si può dedurre come il Brasile sia un Paese che continua a guardare al futuro e che, nonostante la battuta d’arresto, sia sulla giusta strada per spiccare definitivamente il volo.

 

Fonte: Musibrasil.net


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